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6 step per una campagna profittevole

Negli ultimi tempi, sempre più aziende, imprenditori e startupper comprendono l’importanza di sviluppare una strategia basata sull’influencer marketing per proporre al mercato i loro prodotti o servizi.

I vantaggi di questo approccio sono notevoli e, in confronto ad una campagna standard, affidarsi all’influencer marketing permette di ottenere risultati migliori, spesso con una frazione dei costi altrimenti necessari.

Nonostante le ottime promesse, destreggiarsi all’interno di questo mondo non è sempre facile, soprattutto se si procede “a tentoni”, imbarcandosi verso acque sconosciute senza avere né una mappa né una bussola.

Per questo motivo, la maggior parte delle campagne di influencer marketing non vanno a buon fine, generando risultati insoddisfacenti e condannando chi le mette in pratica ad un brusco naufragio.

All’interno di questo articolo abbiamo quindi selezionato i 6 step fondamentali che permettono ad una campagna di influencer marketing di avere successo; i medesimi step che utilizziamo quotidianamente per progettare le campagne made in Mare Media.

Buona lettura!

1 – Identificare un obiettivo specifico

Il primissimo step per portare avanti una campagna di influencer marketing di successo è anche il più importante, nonostante venga spesso sottovalutato.

Prima di mettere in pratica qualsiasi azioni concreta, infatti, è necessario avere ben chiaro quale obiettivo si vuole raggiungere tramite i propri sforzi.

Qual è l’output finale che, a fine campagna, possa farci dire “la campagna è andata bene!”?

Lead generation?

Conversioni?

Brand Awareness?

Un mix di tutte e tre?

Altro ancora?

Un errore comune, in quest’ottica, è quello di non partire con un piano preciso, gettandosi a capofitto in diverse attività ed iniziative che, seppur mosse dalle migliori intenzioni, rischiano di far naufragare l’intera operazione nell’oceano del caos.

Si può avere il Galeone migliore del mondo ma questo risulterà inutile se non si conosce a quale porto approdare.

Inoltre, procedere per tentativi o per “ispirazione momentanea” potrebbe portare a imperdonabili errori di valutazione circa le personalità da coinvolgere nella campagna, il che ci porta dritti al punto numero due:

2 – Selezionare i creator da coinvolgere

È solo dopo aver definito con precisione i nostri obiettivi che, finalmente, possiamo selezionare i creator da includere nel progetto, arruolando la “ciurma” che ci accompagnerà nel nostro viaggio di conquista!

A questo punto avremo un enorme vantaggio sui nostri competitor, garantitoci proprio dalla pianificazione strategica fatta a monte.

Se abbiamo fatto un buon lavoro, la scelta degli influencer da “tirare a bordo” sarà quasi automatica, perché sapremo dal principio di chi (e cosa) avremo bisogno.  

Spesso, infatti, la scelta delle personalità con cui collaborare viene fatta prendendo in considerazione unicamente la nicchia di riferimento o, peggio ancora, il solo numero di follower!

Quest’ultimo è un modo di procedere subottimale, poiché lascia inevitabilmente fuori dal gioco un numero importante di variabili fondamentali che andrebbero valutate adeguatamente.

Non è detto, infatti, che poter “pescare” da un bacino d’utenza più grande si traduca automaticamente in risultati migliori.

Al contrario, sono spesso i creator più piccoli quelli che, in proporzione, ottengono rendimenti migliori.

I motivi dietro a questa dinamica sono molteplici e spaziano dall’avere una community più “affezionata” e incline a fidarsi del suo beniamino alla possibilità di rivolgersi ad un target più selezionato.

Spesso, il vantaggio più grosso lo si ha nell’evitare gli “annacquamenti” di pubblico che si verificano inevitabilmente con creator largamente mainstream.

Anche in questo caso, quindi, avere le idee chiare sull’obiettivo da raggiungere permette di sviluppare una strategia ottimale che tenga conto di tutte le variabili in gioco.

3 – Creazione piano editoriale e pubblicazione

Ora che abbiamo stabilito quali saranno i membri del nostro equipaggio, il passo successivo è un’attenta pianificazione dei contenuti, che saranno diversi da caso a caso.

Dato che ogni campagna rappresenta una casistica a sé stante, è difficile dare indicazioni precise senza cadere nella trappola della banalizzazione ma è comunque possibile fare alcune considerazioni di massima.

Uno degli aspetti più interessanti messi a disposizione dal marketing odierno è senza dubbio la possibilità di ricorrere ad una grande varietà di strumenti diversi.

Le piattaforme social sono ormai innumerevoli e, all’interno di esse, è possibile ramificare ulteriormente i contenuti in numerosi “sotto-livelli”, che ormai non si limitano più a ragionare per macro-categorie, col classico trittico foto-video-testo.

Per fare un esempio concreto (ma comunque NON esaustivo delle infinite possibilità esistenti) basti pensare a TikTok.

La celebre piattaforma di “video brevi” è stata spesso snobbata dagli addetti al marketing, poiché ritenuta poco adatta a raggiungere il tipo di pubblico più incline alla conversione, sia per una questione demografica sia per motivi legati al contenuto, ritenuto difficilmente accostabile alle logiche del marketing.

Ebbene, questo poteva avere un fondo di verità fino a 2/3 anni fa.

Oggi, i dati ci confermano che ragionare in questo modo non ha più senso.

Al contrario, TikTok si sta dimostrando essere uno degli strumenti più performanti da utilizzare quando si esamina il suo rapporto costi/benefici.

Come già detto, questo è soltanto un esempio e non è detto che una piattaforma come TikTok sia effettivamente adatta ad ogni tipo di contesto; tuttavia è importante puntualizzare che, se usati con cognizione di causa, gli strumenti a disposizione possono rivelarsi fondamentali per raggiungere i risultati voluti, spesso in maniera controintuitiva.

4 – Ottimizzazione del contenuto

A causa dei pochi dati a disposizione, trarre conclusioni in questa fase è ancora prematuro.

Nonostante questo, è buona norma cominciare fin da subito a monitorare i primi risultati, cercando di prevedere le fasi di vita di ciascun contenuto.

In base alle aspettative, come si sta comportando tale contenuto nei confronti del pubblico?

C’è spazio di manovra per cominciare ad “aggiustare la rotta” o è meglio pazientare ancora un po’ ed attendere un’evoluzione nella risposta del pubblico?

In questa fase di analisi preliminare, sono domande di questo tipo che ci si dovremmo porre .

Lo scopo è monitorare il lavoro facendo attenzione che si proceda lungo la rotta prestabilita.

Man mano che la campagna entra nel vivo e che si cominciano ad avere dati più corposi da esaminare, si può infine passare ad una fase di ottimizzazione ben più sostanziosa.

Sarà in questa fase che verranno presi tutti gli accorgimenti necessari per far si che l’operazione si concluda con successo.

Ci sono due grandi categorie di ottimizzazione da prendere in considerazione:

  • Ottimizzazione sulla base del creator
  • Ottimizzazione sulla base dei contenuti

Nel primo caso, la conoscenza e la consapevolezza dei punti di forza e dei limiti del creator gioca un ruolo fondamentale.

In quest’ottica, capire come muoversi usando come riferimento i parametri e i risultati pregressi del creator stesso resta un approccio vincente.

Nel secondo caso, invece, gioca un ruolo maggiore la profonda conoscenza di ogni piattaforma utilizzata e di tutti gli strumenti che mette a disposizione. 

In entrambi i casi, questo è possibile soltanto se ci si predispone di accorgimenti che permettano di tracciare quanti più aspetti possibile.

Capita spesso, infatti, che vengano avviate campagne marketing in cui non viene però monitorato alcunché.

In questi casi, le motivazioni del successo o del fallimento dell’operazione vengono relegate a imprecise considerazioni personali, senza alcun dato numerico a supporto.

Questo non solo porta ad una confusione generale ingiustificabile, ma rende anche impossibile replicare il successo ottenuto in future campagne, dato che non si conosceranno i motivi dietro all’esito ottimale ottenuto.

5 – Analisi finale dei risultati raggiunti

A questo punto, la campagna dovrebbe essere ormai conclusa o comunque trovarsi nelle sue fasi finali.

Questo è il momento in cui si tirano le somme, si analizza il “bottino” recuperato e si formulano le conclusioni circa l’operato svolto.

Ovviamente, l’ipotesi migliore che si può verificare in questo caso è veder raggiunti tutti gli obiettivi prefissati.  

Nel caso in cui questo non accadesse, è importante andare ad indagare i motivi che hanno portato la campagna a non performare come previsto.

In quest’ottica, proprio il tracciamento dei dati si rivela il più salvifico degli strumenti, permettendo di isolare il più possibile le variabili per capire dove si è originata la falla nello scafo.

6 – Consolidamento

In quest’ultima fase del percorso, si porta lo sguardo verso il futuro, cominciando a pianificare ciò che verrà in seguito.

Spesso, un lavoro di successo non si limita ad esaurire la sua portata nel momento in cui si conclude la campagna. Al contrario, i contenuti prodotti restano nel tempo, continuando a “lavorare sottotraccia” potenzialmente per sempre.

Specificatamente alla situazione, quindi, si può pensare di fare una stima circa l’effetto latente che si otterrà nel lungo periodo.

Eventualmente, sarà possibile valutare l’avvio di una nuova campagna che consolidi i risultati ottenuti o, addirittura, ne amplifichi la portata.

Conclusioni

Per concludere, il processo che porta ad una campagna di influencer marketing di successo è ben lungi dall’essere un’operazione semplice e adatta all’improvvisazione.

Al contrario, per raggiungere determinati risultati non si può prescindere da un’attenta pianificazione e dallo sviluppo di una strategia precisa e valutata caso per caso.

Per una consulenza specifica sull’argomento e/o per valutare la fattibilità di un progetto di marketing, è possibile utilizzare il pulsante di seguito.

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