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Fintech/Finance: Errori da Evitare nell’Influencer Marketing

Errori Influencer Marketing Fintech

Negli ultimi tempi, l’interesse del settore finanziario attorno all’influencer marketing è esploso prepotentemente, portando innumerevoli aziende, imprenditori e startupper a cimentarsi nell’avvio di una campagna apposita.

Nonostante l’entusiasmo generale attorno all’argomento, però, non è sempre facile avere accesso alle giuste informazioni e capita spesso di vedere campagne marketing gestite in modo non ottimale.

All’interno di questo articolo abbiamo quindi racchiuso 6 errori mortali che, se commessi, potrebbero portare una campagna di influencer marketing a fallire miseramente.

Sebbene molti di questi errori riguardino anche nicchie che non hanno nulla a che fare con la finanza, risultano particolarmente critici proprio in questo settore, rendendo consigliabile prendere ogni precauzione necessaria per non incapparvici.

1 – Selezionare un Creator Unicamente in Base ai Follower

Tra gli errori tipici dell’influencer marketing, questo è in assoluto l’errore più comune tra chi si affida al “fai da te” ed è anche quello più potenzialmente pericoloso per l’intera riuscita della campagna.

Consiste nel valutare una possibile collaborazione basandosi solo e soltanto sui numeri, senza tenere in considerazione le numerose altre variabili che potrebbero interferire nello svolgimento dell’operazione di marketing.

Quel determinato influencer ha un seguito di X milioni di persone? Bene, voglio collaborarci!”

Procedere in questo modo espone a diversi pericoli, con effetti potenzialmente devastanti sull’esito finale; infatti, non è assolutamente scontato che un creator con un pubblico più grande porti a migliori risultati.

Quando si scelgono i creator con cui collaborare, è importantissimo inserire la loro partecipazione all’interno di una strategia più grande, che preveda il loro lavoro come un tassello di un mosaico più strutturato.

Oltre a selezionare le personalità sulla base della nicchia in cui operano, è fondamentale monitorare fattori come:

  • Rapporto con la community
  • Credibilità
  • Rapporto coi contenuti sponsorizzati
  • Livello di specializzazione nei confronti dell’argomento
  • Competenza tecnica negli strumenti coi quali vogliamo promuoverci

Quelli elencati sopra rappresentano solo alcuni dei parametri che andrebbero sempre presi in considerazione.

2 – Sottovalutare i Micro-Influencer

È un errore direttamente “figlio” del precedente.

Consiste nell’avere scarsa o nulla considerazione nei confronti dei creator con poco seguito, dove il “poco” viene spesso valutato secondo graduatorie personali e distorte.

Nelle giuste condizioni e all’interno di una corretta strategia, i micro-influencer possono risultare estremamente profittevoli.

Inoltre, si dimostrano spesso perfetti per veicolare messaggi che per loro natura necessitano di risultare il più genuini possibile.

Infatti, è proprio questa categoria quella che riesce a “nascondere” maggiormente il marketing, risultando più “reale” agli occhi della sua community.

Purtroppo o per fortuna, le logiche del web portano spesso a classificare come più “autentico” il messaggio sponsorizzato di un creator di piccole dimensioni.

Questo accade poiché ciò che traspare all’esterno appare veritiero molto più facilmente di quanto non accada con influencer grossi; con quest’ultimi, infatti, il pericolo dell’”effetto marchetta” è sempre dietro l’angolo.  

Ovviamente, queste sono considerazioni di massima.

Pur non potendosi adattare ad ogni contesto e situazione, tuttavia, danno un’idea generale dell’importanza che possono ricoprire i micro-influencer all’interno di una campagna di influencer marketing.

Un approccio ideale vede una perfetta calibrazione tra l’ingaggio di micro e macro influencer, in una strategia coesa che vede l’uno donare forza all’altro tramite messaggi coerenti e ben pianificati.

3 – Strozzare la Creatività del Creator

Bizzarro che possa sembrare, quest’errore è classificabile quasi come “ingenuo”.

Viene commesso sovente in buona fede da coloro che pensano erroneamente di svolgere un’azione positiva per proteggere l’identità del proprio brand.

Talvolta, infatti, capita che le aziende si approccino in maniera “tirannica” ai creator con cui vogliono collaborare, non tanto nei modi quanto nelle libertà concesse.

Sovente vengono imposti paletti estremamente rigidi entro cui muoversi o, addirittura, viene fornito uno script precostruito, obbligando l’influencer ad adeguarvisi senza batter ciglio.

Le motivazioni che spingono a tali comportamenti sono comprensibili, anche se non sempre condivisibili.

L’obiettivo di fondo è difendere il proprio brand da una potenziale cattiva pubblicità, evitando “scivoloni mediatici” che potrebbero scaturire da creator non allineati al messaggio che si vuole trasmettere.

È una preoccupazione più che legittima ma facilmente disinnescabile a monte.

Per farlo, è sufficiente accordarsi in maniera preventiva con tutte le parti in causa, stabilendo un preciso piano di pubblicazione che dovrà venir approvato dal committente.

Il rischio principale di non dar fiducia al creator, soffocando il suo messaggio in uno script che non gli appartiene, ha a che fare direttamente con la riuscita del contenuto.

Infatti, esso apparirà freddo, distaccato e molto più simile ad una pubblicità nel senso negativo del termine che non ad un contenuto spontaneo e genuino. 

Tra tutti gli errori dell’influencer marketing, il potenziale negativo di quest’ultimo non è da sottocalutare.

4 – Sottovalutare Alcune Piattaforme/Strumenti

Un altro degli errori frequenti nell’influencer marketing si ha nel prendere sottogamba alcune piattaforme o strumenti, ritenendole non adatte ai propri obiettivi.

È un processo che si può innescare sia su vasta scala (escludendo a priori dalla propria comunicazione e senza nessun valido motivo interi social media), sia su scala ridotta.

Nel primo caso si è soliti escludere aprioristicamente dalla propria comunicazione interi social media.

Nel secondo, si trancerà l’utilizzo di un particolare format o strumento (reels, caroselli, video di lunga durata ecc…), non ritenendolo idoneo a rappresentare un determinato prodotto/servizio.

È importante sottolineare che, in questi casi, l’errore non è l’esclusione in sé, quanto la rimozione immotivata di tali “armi” dal nostro arsenale.

Escludere dalla propria pianificazione tali elementi senza un valido motivo, infatti, può rivelarsi controproducente per due diversi motivi:

  • Un certo messaggio potrebbe funzionare particolarmente bene quando veicolato su tali canali.
  • Mezzi e formati che risultano poco presidiati potrebbero offrire un rapporto costi/benefici estremamente favorevole.

Prima di tranciare di netto dai propri piani qualsiasi piattaforma/strumento, quindi, andrebbe considerato il tutto nel suo insieme, valutando quanto vale ciò che si sta lasciando sul piatto.

5 – L’influencer giusto al momento sbagliato

Questo è un errore molto subdolo e, almeno che non si monitori quotidianamente la situazione, risulta anche molto poco rilevabile a prima vista.

Tra tutti, è probabilmente quello che grava di più sui risultati finali e, specialmente nel settore finance/fintech, può arrivare a pesare come un macigno sui ricavi.

La situazione è più o meno questa:

abbiamo fatto le giuste ricerche; abbiamo individuato i creator più consoni agli obiettivi da raggiungere e abbiamo stabilito un perfetto piano editoriale in linea sia con i valori dell’azienda sia con le personalità degli influencer coinvolti.

Sulla carta è tutto perfetto e si dà dunque il via alla campagna.

Alla fine dell’operazione, però, i risultati sono scadenti o nulli.

Com’è potuto succedere? Dopotutto ogni passaggio è stato fatto da manuale!

La verità è che, con tutta probabilità, un piccolo dettaglio è riuscito a passare sottotraccia.

Una minuzia che può sfuggire facilmente a chi non si trova ogni singolo giorno sulla “scena”:

la community dell’influencer selezionato è già stata “munta” dalla concorrenza poco tempo prima e si trova ora in una fase di “latente ricarica”, necessitando di tempo prima che possa nuovamente essere convertita.

Un errore tanto innocente quanto pericoloso, che può compromettere del tutto la buona riuscita di una campagna. Evitare questo problema è relativamente facile ma è necessario avere un occhio vigile e seguire attivamente ogni creator rilevante per riuscire a riconoscere lo stato (attivo o dormiente) in cui si trova la sua community.

6 – Sprecare Budget per Compiacere l’Ego

Tra gli errori tipici dell’influencer marketing, questo è particolarmente diffuso tra gli startupper e in quei progetti che partono dal basso e che hanno ancora bisogno di consolidarsi come realtà affermata.

Al contrario dei precedenti, che riguardavano il lato strategico, quest’errore è molto più pratico.

Infatti, va ad influire direttamente sul budget a disposizione per la salute a lungo termine dell’azienda/progetto che si sta sviluppando.

Ad onor del vero, non c’è molto da dire a questo proposito.

L’obiettivo è mettere in luce pessime scelte di allocazione monetaria verso attività in cui a beneficiarne maggiormente è più che altro l’ego dell’imprenditore che non la notorietà del progetto a cui si sta lavorando.

È l’esempio di coloro che scelgono di comprarsi un’apparizione su un magazine illustre solo per poter affermare “sono apparso su [magazine di settore]”.

In questo senso, allocare budget in attività maggiormente redditizie (come l’influencer marketing, appunto), garantirebbe risultati migliori a parità di spesa.

Con queste affermazioni non si vogliono assolutamente screditare le scelte imprenditoriali di nessuno.

Tuttavia, vorremmo evidenziare le criticità di un approccio estremamente ancorato al passato, la cui naturale evoluzione è ormai molto più economica e profittevole.

Per una consulenza specifica sull’argomento e/o per valutare la fattibilità di un determinato progetto di marketing, è possibile utilizzare il pulsante di seguito.

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